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DIASPORA DEI CRISTIANI ORIENTALI

Incontro di civiltà Bari - 1/05-2006

La prima diaspora si estende dai primi secoli del cristianesimo fino al secolo VIII, non presentando però le caratteristiche di fuga che ha ai giorni nostri, ma con lo scopo di propagare la fede cristiana.
L'evangelizzazione si spinse dalla Siria sino alle rive occidentali del Mediterraneo e addirittura verso l'estremo Oriente.
Punto di riferimento di queste imprese missionarie era la Chiesa di Antiochia, città nella quale l'apostolo Paolo sostò e che divenne punto di riferimento per la preparazione dell'evangelizzazione.
Sotto il dominio arabo le comunicazioni tra il mondo orientale e quello occidentale furono pressoché nulle; fu solo al tempo dell'impero ottomano che si verificarono migrazioni locali per sfuggire a un governatore che esagerava nel suo zelo persecutorio, pur se l'emigrazione era comunque minima.
Dopo il breve intervallo dell'occupazione napoleonica, nel 1805 sale al potere Mehemet Alì, deciso a guidare l'Egitto verso il risveglio economico e culturale con l'apporto delle minoranze e degli europei, cosa che porterà all'arrivo di molte minoranze dai Paesi limitrofi e dalla stessa Europa. Seguì poi un'emigrazione verso il Sud America, dove si formarono agglomerati o quartieri suddivisi per luogo di origine, ma senza alcuna distinzione tra cattolici e ortodossi, al contrario di quanto succedeva in patria.
Da questa emigrazione non restano escluse neanche le comunità musulmane; anch'esse scelgono di vivere in altri Paesi, specie per motivazioni economiche.
In tempi più recenti si assiste ad una forte emigrazione di cristiani dall'Egitto verso l'Europa e il Nord America, soprattutto dopo la salita al potere di Nasser, fautore di un governo totalitario e dittatoriale, mirante alla costituzione di uno stato panarabo a forte connotazione islamica.
Cristiani ed ebrei di origine europea sono così costretti a tornare ai loro Paesi d'origine, soprattutto Italia, Francia, Grecia, Malta e Gran Bretagna. Gli ebrei locali emigrano in Israele, fondato nel 1948, mentre i discendenti dei primi immigrati siro-libanesi puntano principalmente verso Libano e America.
L'emigrazione non risparmia nemmeno i copti, notoriamente poco inclini ad abbandonare le rive del Nilo.
Oggi il numero dei cristiani emigrati è sproporzionato rispetto a quelli che rimangono; infatti, i cristiani che rimangono nei Paesi arabi sono in continua diminuzione, soffrono del complesso del ghetto e vedono un futuro incerto.
Con questo, sta per essere annientato il patrimonio arabo-cristiano a causa delle forti discriminazioni subite dalla minoranza cristiana.
Prendiamo come esempio la comunità greco-melkita-cattolica del Cairo. Dal 1950 al 1970 i fedeli della comunità sono passati da 16.000 a 6.000: i giovani, costretti ad emigrare, causano la disgregazione del nucleo familiare, diminuiscono le nascite e aumentano i decessi, provocando appunto la riduzione della comunità.
All'inizio del '900, la città di Aleppo in Siria era a maggioranza cristiana: oggi sopravvivono forse 100.000 cristiani su una popolazione che conta 1.300.000 unità.
Solo trent'anni fa il Libano era considerato esempio di pacifica convivenza fra i cristiani, che erano la maggioranza, e i musulmani. Oggi la situazione sta precipitando.
Anche in Turchia i cristiani sono quasi ovunque scomparsi, mentre all'inizio del '900 erano il 32% della popolazione; in Iraq sono scesi dal 35% al 5; in Iran dal 15% al 2; in Siria dal 4% al 10; in Palestina e Giordania dal 25% al 4. Si tratta di un vero e proprio esodo dovuto, purtroppo, alla persecuzioni spesso velate alla quali i cristiani sono sottoposti: viene negata la partecipazione alla vita pubblica in quanto possono accedere alle cariche solo i musulmani; viene negata la libertà di associazione e di culto; vengono vessate zone e atteggiamenti (indossare collane con la croce, portare appresso libri sacri) che limitano la libertà personale più semplice e via discorrendo.
Per quanto riguarda i luoghi santi, Gerusalemme contava 33.000 cristiani nel 1948, nel 1993 erano solo 8.000 su una popolazione di 493.000. Tenuto conto che il tasso di crescita demografica locale dovrebbe essere 70.000, la proporzione risulta nove volte inferiore ed è dovuta all'emigrazione verso l'Occidente.
I pochi fedeli rimasti sono suddivisi in numerose comunità cristiane raggruppabili, a seconda della provenienza, nelle seguenti estrazioni:
1) - siro palestinese alle quali appartengono le comunità greco ortodossa, greco melkita cattolica, siriaco ortodossa, siriaco cattolica e maronita, originate dall'incontro tra la cultura ellenistica e siriaca;
- la comunità latina, fondata dai crociati e restaurata nel 1847, formata dai cristiani locali che hanno il rito latino;
- le comunità anglicana e luterana composte da fedeli arabi locali;
2) - estrazione armena che forma la Chiesa armena presente nel Paese da tempo immemorabile;
3) - estrazione copta che forma la Chiesa copta proveniente dall'Egitto;
4) - estrazione etiopica originaria dell'Etiopia.
Le autorità locali si sono accorte da tempo della riduzione della presenza cristiana e si sono adoperate in vari modi per frenare l'emigrazione dei giovani procurando alle coppie casa e lavoro e molte sono anche le iniziative delle Chiese stesse per incrementare l'arrivo e la residenza di pellegrini di tutto il mondo.
Fonte: Giuseppe Samir Eid: "Cristiani e musulmani verso il 2000", Paoline, Milano, 1995.
a cura di Alessia Biasiolo

 

Introduzione:
L’instabilità del Medio Oriente accompagnata dall’odio diffuso contro l’Occidente sono risultati i principali alimenti del terrorismo islamico, fonte di pericolo non soltanto per gli USA ma per tutto l’Occidente e per gli stessi governi dell’area mediterranea. Una popolazione araba frustrata nelle sue aspirazioni in termini di educazione, assistenza sociale, sanitaria, prosperità, sarebbe facile preda del disordine politico, continuando a rappresentare una minaccia per la stabilità della regione e del mondo. Inoltre, la presenza maggioritaria di terroristi di nazionalità saudita ha scosso la fiducia degli USA verso l’alleato di ferro, principale fornitore di greggio ma pur sempre finanziatore dei movimenti islamici avversi al modo di vivere occidentale.

Benedetto XVI e i pregiudizi
Nel settembre 2006 il papa fece un discorso in ambito universitario, all’università di Regensburg, con il quale tendeva una mano alle istituzioni islamiche su tematiche importanti per la pace. Benedetto XVI ha dedicato poche righe all’irrazionalità della violenza nell’Islam e nelle religioni, ma ha dedicato lunghe pagine all’irrazionalità della cultura occidentale che vuole fare a meno della dimensione religiosa e del cristianesimo. Ha affrontato temi di scottanti attualità quali la libertà di espressione, di credo, di culto e di pratica religiosa, della bioetica, dei valori umani della vita e della famiglia. Ha interrogato il mondo islamico sugli eccidi in nome di Dio chiedendo una riflessione per stabilire una serenità nei rapporti tra i credenti nell’unico Dio; ha colto l’occasione per esprimere un rammarico per la poco sentita presenza di Dio nel mondo occidentale. Il discorso ha avuto una risonanza mondiale, ma è stato frainteso nel mondo islamico, con violente reazioni fino a causare ingenti danni materiali alle istituzioni cristiane e persino l’assassinio di una suora.
Nello stesso periodo mi trovavo in Egitto e leggevo la replica del presidente dell’unione dei giornalisti, un intellettuale di fama, al discorso del papa; faceva notare che gli autori delle violente reazioni reclamando al papa le scuse o la ritrattazione delle sue affermazioni, non avevano letto il testo originale del discorso, ma si erano basati sul quanto riportato da altre fonti! Sappiamo oggi che i malintesi sono stati appianati, ma senza i pregiudizi pre-esistenti avremmo risparmiati danni e vite umani.

Il M.O. e l’islam: il fattore religioso
Il fattore religioso non può essere trascurato nell'affrontare i problemi del Medio Oriente. L'islam è la religione sorta con Muhammad nel secolo VII d.C. Il M.O. arabo con oltre duecento milioni di abitanti musulmani in stragrande maggioranza, è il cuore del mondo islamico, 1 miliardo 200milioni di musulmani, dove risiedono i tre luoghi santi principali venerati dai musulmani nell’ordine: Mecca, Medina e Gerusalemme. I contesti sociali sono per lo più patriarcali, conservatori e religiosi; i due terzi sunniti e un terzo sciiti. La religione unisce i popoli trasversalmente dalle frontiere disegnate dall’Occidente dopo lo smembramento dell’impero ottomano.
L'indole e la tradizione delle popolazioni che abitano i paesi della fascia meridionale dell'area mediterranea le rendono particolarmente sensibili al coinvolgimento religioso. Un atteggiamento, questo, che possiamo comprendere meglio se prendiamo in considerazione il fatto che l'intera società è impregnata di caratteri religiosi. Basti pensare che proprio dal Corano ogni stato arabo a maggioranza musulmana trae le leggi che disciplinano la convivenza fra i cittadini.
Infatti, l'islam, sia come Stato sia come Religione, contiene un progetto sociale e politico immutabile, dal momento che il Corano ha gettato le basi per reggere la società civile per gli uomini di tutti i tempi e luoghi. L’identità civile e religiosa del cittadino arabo, sia cristiano che musulmano, sono intimamente legate, e ciò dà vita a pregiudizi e discriminazioni verso l’altro. Tutti i musulmani fanno parte della stessa comunità, umma. Da ciò si capisce che il fattore religioso non può essere trascurato nell'affrontare i problemi del Medio Oriente.

Anno 638 Gerusalemme conquistata dagli arabi dell’islam.
Nel Corano, la parola pace è uno dei novantanove più bei nomi di Dio.
Prima della conquista musulmana, iniziata nel VII secolo dal profeta Muhammad e portata a termine dai suoi successori, il Medio Oriente era prevalentemente cristiano con la presenza di due grandi culture; quella ellenistica e quella siriaca. A questo dualismo culturale presente in ambito cristiano si può attribuire l'origine e lo sviluppo di una vera e propria civiltà araba. Dopo la conquista da parte degli arabi musulmani nel secolo VII, tutto il Mediterraneo meridionale passò sotto il dominio arabo, che si protrasse sino al secolo XIII, quando iniziò l'era turco-ottomana.
Inizialmente la religione cristiana nei paesi conquistati dai musulmani fu lasciata sussistere con alcune restrizioni, che in certi casi divennero vere e proprie discriminazioni e vessazioni. A tal punto che nel secolo XI una parte consistente della popolazione si era convertita alla religione dei conquistatori, anche se l'islam non era ancora la religione maggioritaria. Per contro, si calcola che nel secolo XII le Chiese del Maghreb siano praticamente estinte.

Conseguenza della “dhimma”: l’erosione del cristianesimo.
È evidente che la condizione di dhimmî, prolungandosi nei secoli, abbia portato lentamente, ma inesorabilmente, alla quasi sparizione del cristianesimo nelle terre musulmane: la condizione di inferiorità civile, che impediva ai cristiani di accedere alle cariche pubbliche, e la condizione d’inferiorità religiosa, che li chiudeva in una vita e una pratica religiosa asfittica e senza nessuna possibilità di sviluppo, poneva i cristiani nella necessità di emigrare o, più frequentemente, nella tentazione di passare all’islam.
I motivi di conversione degli eruditi dhimmi furono molteplici: accesso facilitato alle fonti, borse di studio, gelosie e rivalse sui concorrenti musulmani, persecuzioni, pressioni e minacce da parte dei califfi per ottenere la conversione di scienziati che avrebbero dato lustro all'islam e confermato la sua superiorità sulla civiltà degli infedeli. Questa corrente islamizzata aumentò con il grande flusso di liberti e di schiavi. Di fronte alle discriminazioni imposte dai governanti del momento, alcuni melkiti ed ebrei di cultura ellenica preferirono emigrare verso Bisanzio o l'Italia dove fondarono alcuni monasteri. Portarono con sé una grande ricchezza di spiritualità e di teologia, della quale furono esempi grandi maestri quali san Massimo il Confessore, Giovanni Climaco, Anastasio il Sinaita. Inoltre ci sono alcuni papi di origine siriana.

Civiltà araba e musulmana
E’ molto diffuso il pregiudizio che arabo è sinonimo di musulmano. Questo pregiudizio, è contraddetto dai fatti. Già alcuni secoli prima della nascita dell'islam esistevano tribù arabe cristiane dalle quali la scrittura araba sembrava in gran parte derivare. Per un certo periodo di tempo in Medio Oriente la cultura dominante è stata quella greca, e prova ne è che i Vangeli sono stati nella maggior parte redatta in questa lingua. Nella regione era usato oltre al greco anche il siriaco, il copto e l'armeno; solo in un secondo tempo la lingua araba diventa il fattore unificante tra le diverse comunità.
Dopo l'avvento dell'islam, le comunità cristiane ed ebrei del Medio Oriente e in parte della Spagna si sono rapidamente arabizzate, introducendo così nella cultura araba le loro antiche tradizioni contribuendo alla formazione della letteratura e delle scienze del mondo arabo, grazie alle loro traduzioni. A loro spetta il grande merito di aver tradotto le opere greche e siriache, sia letterarie sia scientifiche, in arabo, permettendo cosi agli "invasori nomadi del deserto", cioè i musulmani, di avvicinarsi alle discipline della filosofia, teologia, storia, scienze mediche, matematica, astronomia, arte e architettura. (riferirsi alle note in allegato per esempi di traduzioni e di contributi originali).

I Conquistati diventano maestri dei conquistatori:
Il periodo di splendore della cultura araba è quello del primo periodo degli Abbassidi (sec. VIII - XI), in cui si ebbe la fusione di culture come quella greca, quella siriaca e quella persiana; la cultura araba è stata quindi una rielaborazione di queste ultime. I cristiani, infatti, non potendo accedere alle più alte funzioni pubbliche, si dedicarono allo studio dell’astronomia, filosofia, teologia, delle scienze in generale e soprattutto della medicina provocando così un rinascimento durato tutto il Medio Evo, epoca in cui il mondo occidentale era più arretrato. I conquistatori, provenienti dall’Arabia erano maestri nell’arte della guerra, della poesia oltre alla conoscenza del corano.
Sono stati i cristiani e gli ebrei che risiedevano in queste regioni a far sì che questo patrimonio culturale si sviluppasse e rimanesse in vita anche dopo la penetrazione dell'islam. E' opera loro il possente lavoro di traduzione che è partito dalla Spagna e si è esteso a tutta l'Europa. Il recupero della traduzione aristotelica in Europa deve moltissimo alla traduzione in latino degli scritti di Averroè, iniziata nel XII secolo. Averroe, Ibn Roshd, ha preso conoscenza della filosofia greca tramite le traduzioni operate dai cristiani arabizzati, conoscenza poi trasmessa all’Occidente, senza dimenticare i prolegomeni (summa della dottrina ortodossa) dell’arabo Giovanni Mansùr Gran Visir di Damasco, futuro San Giovanni Damasceno e Dottore della Chiesa.

Queste traduzioni hanno consentito a S. Tommaso d'Aquino, filosofo, santo, dottore della Chiesa (1225-1274), di scoprire Aristotele e porre le basi della filosofia moderna. Sempre attraverso questo canale, la cultura europea ha potuto conoscere il pensiero del filosofo Yehia Ibn Takriti (+ 974), considerato uno dei maggiori del X secolo. Questa fioritura dovuta alla simbiosi tra civiltà, contrasta con l'arretratezza in cui è rimasta per secoli l'Arabia dove sono state cancellate di proposito tutte le tracce di presenza non islamica.

Il passato di splendore decantato dagli islamisti ha avuto origine dalle conquiste a danno dei Dhimmi, quando formavano ancora la maggioranza della popolazione. L'islam minoritario ha saputo sfruttare la sinergia offerta dalla presenza di diverse civiltà presenti nelle terre conquistate e dare vita a una diversa gloriosa civiltà araba citata da esempio dai testi scolastici correnti, da fondamentalisti e nostalgici del passato (salafyun) e di quelli che vogliono restaurare il califatto proclamando che “l’islam è la soluzione”.

Strategia di conquista
 I cristiani sono potuto essere tollerati dai poteri musulmani in certe epoche e in certi luoghi. Quando le circostanze cambiano, questa tolleranza sparisce. La conquista araba e successivamente quella turca hanno messo in atto una identica strategia: qualche operazione militare decisiva permette ai musulmani di prendere il controllo politico di una provincia o di uno Stato: il nuovo potere provoca in seguito divisioni tra i cristiani; infine il regime della dhimma (protezione) impone un miscuglio di misure discriminatorie e di oppressione finanziaria e spinge un po’ alla volta i cristiani a convertirsi, anche intere famiglie o comunità. Così un Paese che era cristiano al 90%, si ritrova a ospitare una minoranza cristiana ridotta a uno statuto di secondo piano, costretta a emigrare.

Quale islam?
In certi Paesi islamici il fenomeno religioso si accelera con la crescita di movimenti integralisti o islamisti all’interno della società musulmana, che predicano una jihad permanente e l’esclusione totale dei non musulmani dalle zone di antica islamizzazione, come il mondo arabo.
In questo momento, non esistendo nei Paesi arabi la separazione tra Stato e religione, è soltanto la diversa applicazione delle leggi islamiche a differenziare l’Islam «radicale» o «integralista» da quello «moderato».

Periodo delle Crociate (1099-1250) e dei Mamelucchi e Ottomani (1250,1516,1918).
Le Crociate, che furono imprese belliche condotte dall'Occidente cristiano per la riconquista della Palestina, derivano per un certo aspetto dai pellegrinaggi in terra santa, usanza questa praticata sin dal secolo IV e praticata, sia pure con difficoltà, anche dopo che i musulmani occuparono la Palestina nel 637. La situazione degenerò, quando su quelle terre il potere passò prima alla dinastia arabo-persiana dei Fatimidi, poi nel 1070 a quella dei Turchi Selgiucidi. Un’epoca che portò con sé un periodo buio non soltanto per la cultura araba in generale, ma anche per la Chiesa, in quanto fu divisa dai conflitti per la conquista della sede patriarcale.
I cristiani patirono oppressioni e le condizioni per i non musulmani all'interno della società musulmana peggioravano. Da maggioritari diventarono minoranza priva di protezione legale e furono così costretti a riversarsi dalle campagne verso le città, meno soggette all'intolleranza delle autorità locali. Benché i cristiani diminuissero notevolmente di numero in questo periodo, riuscirono tuttavia a mantenere un forte influsso nel campo medico, scientifico e anche come impiegati nell'amministrazione: lo stesso del resto fecero i copti in Egitto.

Periodo 1800-1918
La decadenza dell'impero ottomano consentì alle potenze europee di trarre vantaggio acquisendo potere nella regione. Diventarono un polo di attrazione per quei cristiani che erano alla ricerca di protezione e di nuove opportunità per ampliare i loro affari.
I poteri regnanti in Egitto, di origine macedone, dunque europei, dopo la partenza di Napoleone e sino all’esilio del re Farouk nel 1952 per mano di Nasser, seppero incentivare lo sviluppo economico ed industriale favorendo l’immigrazione di lavoratori e artigiani dall’Europa, oltre all’apertura di istituzioni scolastiche cristiane, a seguito dei quali si unirono schiere di governanti e balie suddite dell’impero austro ungarico introducendo i loro usi e costumi nelle famiglie degli “elite” locali. Questo ebbe una ripercussione anche nel loro modo di vivere e praticare l'islam: esso si andò evolvendo in modo diverso dalla pratica popolare rimasta ancorata nelle sue tradizioni tramandate nei secoli.
A metà del secolo XIX per merito di filosofi e pensatori arabi, cristiani e musulmani si unirono, per favorire la crescita di un’identità araba perduta, capace di liberare le popolazioni del Medio Oriente da qualsiasi tipo di tutela, sia politica (ottomana e anglo-francese) sia religiosa e per creare un nazionalismo laico arabo sul modello delle idee importate dall'Europa, presa come esempio per l'emancipazione dalle leggi medioevali alle quali essi erano ancora soggetti. In questa loro azione si adoperarono affinché tutti gli arabi si ritrovassero uniti in un'unica identità culturale, anziché in una confessione religiosa. Infatti, se l'unità tra questi popoli fosse sorta intorno alla religione islamica, in un futuro stato arabo i cristiani sarebbero stati cittadini <tollerati>, senza il pieno godimento dei propri diritti, a causa della legge islamica, la sharia, che privilegia i cittadini musulmani. Questo è rimasto lo scopo dichiarato dei seguaci di Al Quaeda. Fu solo verso la fine del secolo XIX che queste intuizioni si estesero ad altre fasce della popolazione del Medio Oriente, grazie a un rilancio della cultura araba e al risveglio di tutta la società nella ricerca di un’identità nazionale, avente la lingua araba quale comune denominatore. Il nazionalismo era laico al fine di aggregare nell'interesse comune tutte le comunità che la formavano; era costituzionalista e poneva l'accento sullo sviluppo culturale, economico-industriale e sull'emancipazione della donna.
Dopo la prima guerra mondiale Francia e Inghilterra si accordarono per la spartizione dell'impero ottomano che aveva tenuto uniti popoli diversi tramite la rigida applicazione della sharia. Con lo smembramento dell’impero ottomano e l’abolizione del califatto da parte di Ataturk nel 1924, i popoli musulmani rimasero orfani dal punto di vista religioso, suscitando reazioni di rigetto che hanno dato vita a movimenti per il risveglio islamico e la ricostituzione del concetto di umma e di “dar el islam” in contrapposizione con il concetto di nazionalità.
I concetti di cittadinanza, di patria e di nazione sono recenti, e sono ancora fonte di confusione. Si parla di nazione egiziana, siriana, libanese, irachena, eccetera, ma si parla anche di nazione araba. Non esiste una nazione araba, esiste una comunità araba, come c'è una comunità europea, ma non una nazione europea. Se parliamo di nazione islamica, confondiamo un concetto politico con uno religioso. Una volta acquisita l'indipendenza politica, il movimento del nazionalismo arabo, troppo spesso confuso in modo strumentale con il fondamentalismo islamico, ma in realtà formato sia da cristiani sia da musulmani, si è rivolto contro lo stato di Israele. In questo modo è stato possibile lasciare da parte, almeno parzialmente, le animosità esistenti tra le nazioni arabe, tra loro così diverse.

Focolare ebraico
Nel momento in cui gli arabi sul modello dell'Europa riescono a emanciparsi dalle legislazioni a base religiosa, un documento britannico del 1917, la Dichiarazione Balfour, garantiva la creazione di uno focolare nazionale ebraico, uno stato basato sull'identità religiosa e quindi discriminante verso i non ebrei. L'impegno assunto, mentre confermava l'aspirazione del primo Congresso Sionista tenuto nel 1897 in seguito ai pogrom subiti dagli ebrei in Europa e Russia, disattendeva invece un impegno preso precedentemente, consistente nella creazione di uno stato arabo come ricompensava per quegli arabi che avevano sostenuto la guerra contro i turchi.
Al di là di ogni valutazione politica, il costituirsi di uno stato ebraico sul territorio della Palestina, ha creato certamente una situazione di forte squilibrio nella regione del Medio Oriente in misura tanto maggiore in quanto godeva dell'appoggio delle forze economiche mondiali. La forte emigrazione di ebrei dai paesi occidentali ha influenzato il modo di vita, i costumi, gli usi e le diverse culture locali. Intere popolazioni sono state costrette ad abbandonare le loro terre per lasciare spazio al nuovo stato: già nel 1948 gli sfollati palestinesi erano circa 500.000.

Risveglio islamico
Abbiamo visto che in origine l'unione fra gli arabi è iniziato come motore per ottenere l'indipendenza, e il socialismo fu lo strumento per introdurre la giustizia sociale e lo sviluppo economico e culturale.
Con l'indipendenza acquisita dopo la seconda guerra mondiale, i paesi arabi hanno favorito l'istruzione gratuita e l'industrializzazione con il conseguente fenomeno dell'inurbamento. Ma le nuove leve, specialmente universitarie, sradicate dal proprio contesto rurale, in possesso di una laurea ma non di un lavoro, sono diventate facili prede degli integralisti islamici, che riempiono con le loro idee il vuoto ideologico e l'assenza di un tessuto sociale stabile causato dal flusso dei contadini che arrivano in città sull'onda dell'esplosione demografica e della laurea a ogni costo.
Con il passare del tempo questo risveglio prende un preciso colore politico. La religione diventa il motore di movimenti di liberazione e di conquista e coincide con l'espansionismo dell'islam arabo in Africa.
I recenti movimenti di reislamizzazione, hanno in comune la rottura con il tipo di organizzazione sociale precedente e si oppongono a un islam di compromesso, infiacchito dalla modernità trasmessa dalla secolarizzazione. Il movimento dei Fratelli Musulmani fondato in Egitto nel 1928, attualmente molto ramificato anche nel mondo occidentale, è un esempio della trasformazione di tale risveglio, coltivando la mentalità anti-occidentale «materialista e corrotta, atea e miscredente», e colpevolizzando gli Stati Uniti (l’Occidente, assimilato in generale al mondo cristiano) per la propria arretratezza economica e tecnologica e per l’appoggio dato alla costituzione dello stato d’Israele.
La delusione delle classi medie e dei lavoratori per la mancata realizzazione delle promesse fatte e per le sconfitte subite a causa dello stato di Israele, che vedono rafforzarsi continuamente, offre negli anni '80 un terreno fertile per il diffondersi dell'integralismo islamico, con le sue frange terroristiche, finanziato dai petrodollari.

Petrodollari: elemento di destabilizzazione
Considerando che la regione del Golfo è di importanza strategica in quanto accumula le più grandi riserve energetiche vitali per la continuità dell'espansione economica dell'Occidente, è opinione corrente che gli Stati Uniti abbiano considerato le monarchie islamiche un baluardo degli interessi dell'Occidente e abbiano visto di buon occhio la diffusione dei movimenti religiosi finalizzati a contrarre l'espansione dell'influsso dell'URSS e del socialismo, movimenti politico collegato a Nasser che diffondeva velocemente nelle masse arabe l'idea di unione panaraba all'insegna del socialismo non allineato ed equidistante tra USA e URSS, dunque non filo-occidentale.
La monarchia saudita era ostile al diffondersi del nazionalismo laico moderno svincolato dalle leggi religiose e lo considerava un reale pericolo per tutte le monarchie della penisola (Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati).Insieme con il Pakistan questi stati fondarono nel 1969 l’Organizzazione della Coferenza degli Stati Islamici (OCSI). E' noto che l’Arabia Saudita, il paese più ricco, abbia finanziato in tutto il mondo le confraternite e i movimenti islamici per promuovere l'integralismo religioso in nome dell'islam, spargendo quotidianamente odio verso l’Occidente corrotto e corruttore. Nella maggior parte dei paesi musulmani l'islamizzazione è portata avanti attraverso una propaganda a tappeto che non tralascia l'uso di tutti i moderni mezzi di comunicazione di massa.

1974 Lahore nel Pakistan, soppressione della visibilità cristiana
Una delle risoluzioni dell’OCI raccomandava di “eliminare” la presenza cristiana nei paesi arabi e quelli islamici. Per eliminare si intende ridurre al minimo la visibilità di una religione diversa dall’Islam, come è il caso dell’Egitto per i copti, e quello del Libano, unico paese arabo con un presidente cristiano, e con libertà di culto per tutte le religioni.

Lo Tsunami islamico
L'immagine che l'Islam ufficiale dà oggi di sé, è contraddittoria ed i media non danno risalto alla sua spiritualità. Sembra prestare maggiore attenzione a questioni che hanno radici di costume e di tradizioni piuttosto che religiose (il velo, coprire il corpo della donna, le pratiche rituali, la discriminazione tra i sessi) e non alla dimensione interiore della persona.
Negli ultimi decenni si è imposta al potere degli stati arabi la corrente di pensiero che pretende di applicare alla lettera i dettami del corano senza contestualizzarne la lettura e la riflessione. Per di più non riesce, o non vuole, distinguere tra civiltà cristiana e modernizzazione occidentale. Questa corrente abbinata al sottosviluppo economico-culturale, riesce a coagulare ampi strati della popolazione, delusi dal mancato sviluppo economico e da riforme sociali sempre promesse dai governi e mai attuate. L'islam è allora percepito come occasione di riscatto e l'integralismo sfrutta l'ignoranza di questi strati sociali riguardo ai suoi obiettivi di conquista. Pregiudizi religiosi, di usi e costumi, frustrazioni, arretratezze economiche, sentimenti di ostilità verso l’occidente insieme con quello di popolo favorito da Dio, sono tutti i componenti di un polveriera pronto ad esplodere se non si interviene per tempo.
Visto queste differenze e contraddizioni, mi chiedo se la legge islamica di un Paese possa garantire la pace ai suoi cittadini, oppure lei stessa è fonte di odio e dissapori? Un dato che suscita perplessità è stato rilevato da un recente Rapporto ONU: i paesi del mondo musulmano che ospitano il 20 percento della popolazione mondiale, rappresentano soltanto il 4 percento del commercio mondiale. Inoltre, i paesi del mondo arabo musulmano dove oggi c’è maggiore innovazione sono quelli che hanno poco petrolio o che ne sono del tutto privi.

Il rapporto fra islam e cristianesimo nel Medio Oriente, indica alcuni nodi critici relativi alla questione delle minoranze culturali e religiose, nodi di grande importanza anche per comprendere e gestire la presenza dei musulmani nei paesi europei.


(Fondazione Agnelli) Anno 2007

 

SONO CONVINTO CHE L’ISLAM,INTESO SECONDO LA SUA TRADIZIONE SPIRITUALE, POSSA OFFRIRE PREZIOSE RISORSE DA SPENDERE E CONDIVIDERE PER COSTRUIRE, INSIEME A CRISTIANESIMO E EBRAISMO, LA CULTURA GLOBALE DELLA PACE E DELLA FRATERNITA’.


Giuseppe Samir Eid
Rotary Milano Sud-Est

 

 

Samir Eid Raccolte

Gli articoli pubblicati intendono fornire gli strumenti per una inclusione sociale del flusso migratorio, gettare una luce sui diritti umani e la condizione di vita dei cristiani nel mondo islamico da cui proviene l'autore.

La conoscenza dell’altro, delle diversità culturali e religiose sono ingredienti primari per creare la pace nei cuori degli uomini ovunque, premessa per una serena convivenza e convinta cittadinanza sul territorio.